domenica, Marzo 1, 2026
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Quando una procuratrice suona una vecchia melodia

Lucia Musti, pro­cu­ra­tri­ce gene­ra­le di Tori­no, all’i­nau­gu­ra­zio­ne del­l’an­no giu­di­zia­rio (31/01/2026) fa un discor­so che suo­na come un edi­to­ria­le main­stream. Stes­si toni, stes­sa nar­ra­zio­ne, stes­sa ope­ra­zio­ne, tra­sfor­ma­re la con­te­sta­zio­ne in cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta.

Il metodo

“Agi­re siste­ma­ti­co e orga­niz­za­to” — dice la Musti par­lan­do dei cor­tei. Sem­pre le stes­se per­so­ne, “vec­chi capi che inci­ta­no a distan­za”, “nuo­vi capi sul cam­po”, “mano­va­lan­za varia”. Insom­ma, la vec­chia reto­ri­ca degli anni di piom­bo, Se pro­te­sti in modo con­ti­nua­ti­vo, se ti orga­niz­zi, sei auto­ma­ti­ca­men­te un’or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le.

La Musti dedi­ca ampio spa­zio, a quel­lo che defi­ni­sce “reclu­ta­men­to” al liceo Ein­stein: secon­do lei, si trat­ta del pre­si­dio davan­ti alla scuo­la e del cam­peg­gio a set­tem­bre, dove stu­den­ti mino­ren­ni ven­go­no “indot­tri­na­ti” e “indi­riz­za­ti all’a­gi­re ille­ga­le”.

Stia­mo par­lan­do di stu­den­ti che van­no a una mani­fe­sta­zio­ne, non di arruo­la­men­to in un’or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le. Ma il lin­guag­gio è quel­lo: “reclu­ta­men­to”, “indot­tri­na­men­to”, “mano­va­lan­za”. Come se orga­niz­za­re stu­den­ti con­tro il geno­ci­dio a Gaza fos­se equi­pa­ra­bi­le a ter­ro­ri­smo.

L’escalation del nulla

Musti elen­ca i siti del­le mani­fe­sta­zio­ni come par­te di un’e­sca­la­tion “impres­sio­nan­te” di com­por­ta­men­ti “vio­len­ti”: “dal 22 set­tem­bre al 28 novem­bre 2025: sta­zio­ni Por­ta Nuo­va e Por­ta Susa, Palaz­zo Nuo­vo, aero­por­to San­dro Per­ti­ni, sede Ogr, azien­da Leo­nar­do, Cit­tà metro­po­li­ta­na di Tori­no, sede del quo­ti­dia­no La Stam­pa”.

“Esca­la­tion impres­sio­nan­te” — di cosa? Dan­neg­gia­men­ti, lesio­ni, resi­sten­ze. Ma anche “con­dot­te non puni­te penal­men­te” come “limi­ta­zio­ne del­la liber­tà di loco­mo­zio­ne”. Tra­du­zio­ne: mani­fe­sta­zio­ni che bloc­ca­no il traf­fi­co. Che Musti equi­pa­ra a vio­len­za orga­niz­za­ta.

L’upper class complice

E qui arri­va il pun­to rive­la­to­re: l’at­tac­co alla “upper class tori­ne­se” col­pe­vo­le di “bene­vo­la tol­le­ran­za”, di “let­tu­ra com­pia­cen­te”, di popo­la­re “l’a­rea gri­gia di matri­ce col­ta e bor­ghe­se”.

Ma chi è que­sta upper class? Chi sono que­sti intel­let­tua­li com­pli­ci? Musti non fa nomi, ma il ber­sa­glio è chia­ro: chiun­que non cri­mi­na­liz­za auto­ma­ti­ca­men­te ogni for­ma di pro­te­sta. Chiun­que distin­gua tra mani­fe­sta­zio­ne e ter­ro­ri­smo. Chiun­que osi dire che for­se, for­se, con­te­sta­re La Stam­pa per la sua coper­tu­ra del geno­ci­dio non è vio­len­za ma cri­ti­ca.

Il capovolgimento

Il mec­ca­ni­smo è sem­pli­ce:

I mani­fe­stan­ti che con­te­sta­no La Stam­pa sono un’or­ga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le.

Gli intel­let­tua­li che non li con­dan­na­no sono l’a­rea gri­gia com­pli­ce.

La pro­cu­ra che li inda­ga difen­de la demo­cra­zia.

È esat­ta­men­te il meto­do del­la stam­pa main­streat: chi è vit­ti­ma diven­ta col­pe­vo­le, tra­sfor­ma­re la cri­ti­ca in cri­mi­ne, dipin­ge­re chi pro­te­sta come nemi­co del­lo Sta­to.

Nel lun­go discor­so di Musti man­ca qual­co­sa. Man­ca ad esem­pio:

Per­ché quei ragaz­zi con­te­sta­va­no Leo­nar­do (indu­stria bel­li­ca che for­ni­sce armi a Israe­le).

Per­ché con­te­sta­va­no La Stam­pa (pro­pa­gan­da geno­ci­da­ria).

Man­ca il con­te­nu­to poli­ti­co del­le pro­te­ste. Resta solo la for­ma: vio­len­za, orga­niz­za­zio­ne, cri­mi­ne.

È la tec­ni­ca clas­si­ca: svuo­ta­re la pro­te­sta del suo signi­fi­ca­to, ridur­la a puro disor­di­ne. Così non devi rispon­de­re alle ragio­ni, basta repri­me­re le azio­ni.

La lezione di Glorioso

La Musti cita Mau­ro Glo­rio­so, vit­ti­ma del lan­cio di una bici dai Muraz­zi, che lo ha reso tetra­ple­gi­co, che ha det­to: “Non mi inte­res­sa la ven­det­ta, mi fido del­lo Sta­to”. Nobi­le. Ma usa­re una vit­ti­ma di vio­len­za per legit­ti­ma­re la repres­sio­ne del dis­sen­so poli­ti­co è stru­men­ta­le.

La Musti par­la di una “Tori­no sot­to scac­co di pochi ma vio­len­ti faci­no­ro­si”. Ma Tori­no non è sot­to scac­co dei mani­fe­stan­ti. È sot­to scac­co di:

Un’in­for­ma­zio­ne con­cen­tra­ta in poche mani (Elkann).

Un’in­du­stria bel­li­ca che lucra sul geno­ci­dio (Leo­nar­do).

Una magi­stra­tu­ra che cri­mi­na­liz­za il dis­sen­so inve­ce di inda­ga­re i veri cri­mi­ni. La pro­cu­ra­tri­ce gene­ra­le dovreb­be inda­ga­re chi for­ni­sce armi per ammaz­za­re bam­bi­ni a Gaza, non chi pro­te­sta.

Conclusione

Il discor­so del­la Musti non è un’a­na­li­si giu­ri­di­ca. È un pez­zo poli­ti­co, per­fet­ta­men­te alli­nea­to con la nar­ra­zio­ne dei media main­stream: i mani­fe­stan­ti sono cri­mi­na­li orga­niz­za­ti, gli intel­let­tua­li che non li con­dan­na­no sono com­pli­ci, lo Sta­to che li repri­me difen­de la “demo­cra­zia”.

È la bana­li­tà di un male buro­cra­ti­co. Una pro­cu­ra­tri­ce che usa il lin­guag­gio mili­ta­re del­l’e­mer­gen­za ter­ro­ri­sti­ca per descri­ve­re stu­den­ti che bloc­ca­no il traf­fi­co. Che par­la di “reclu­ta­men­to” e “indot­tri­na­men­to” per mani­fe­sta­zio­ni stu­den­te­sche. Che attac­ca l’ ”upper class” col­pe­vo­le di non cri­mi­na­liz­za­re abba­stan­za.

La Musti non difen­de la lega­li­tà. Difen­de l’or­di­ne. E l’or­di­ne, a Tori­no, è quel­lo di Elkann, di Leo­nar­do.

In altri tem­pi, in altre piaz­ze, que­sta sareb­be sta­ta chia­ma­ta “giu­sti­zia di clas­se”, “giu­sti­zia bor­ghe­se”. Ma oggi usia­mo ter­mi­ni più ele­gan­ti, più poli­ti­ca­men­te cor­ret­ti, come “tute­la del­l’or­di­ne demo­cra­ti­co”.

Ma dopo un discor­so del gene­re sia­mo anco­ra con­vin­ti che la magi­stra­tu­ra sia indi­pen­den­te dal pote­re poli­ti­co e quin­di dal pote­re finan­zia­rio? O for­se dovrem­mo ammet­te­re che quan­do il pote­re chia­ma, anche la toga, bian­ca, ros­sa, ver­de o a pal­li­ni rispon­de?

E allo­ra il refe­ren­dum sul­la sepa­ra­zio­ne del­le car­rie­re — quel­lo che dovreb­be “garan­ti­re l’in­di­pen­den­za del­la magi­stra­tu­ra” — a cosa ser­ve dav­ve­ro? A pro­teg­ge­re i cit­ta­di­ni da magi­stra­ti trop­po zelan­ti o a pro­teg­ge­re il pote­re da magi­stra­ti trop­po auto­no­mi? Per­ché a sen­ti­re la Musti, di auto­no­mia ce n’è già poca.

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