Il Timing è importante, ma dovrebbe far pensare. Trump inizia le deportazioni di massa dell’ICE e subito scatta la mobilitazione – quella popolare, giustamente, ma anche quella delle star: Lady Gaga piange a Tokyo parlando di vittime innocenti e comunità nel terrore, Springsteen scrive “Streets of Minneapolis” sull’America che perde la sua anima.
Ma dove erano tutti quando:
- Obama deportava quasi 3 milioni di persone, diventando il “Deporter in Chief”, con un record di 400.000 deportazioni solo nel 2013? [NPR | Migration Policy Institute];
- Biden continuava le deportazioni (oltre 111.000 nel solo 2022, quasi il triplo dell’anno precedente) e finanziava il genocidio a Gaza con almeno 17,9 miliardi di dollari in aiuti militari a Israele tra ottobre 2023 e ottobre 2024? [Council on Foreign Relations | CBS News];
- I “bambini nelle gabbie” al confine esistevano già con Obama nel 2014, con strutture di detenzione in catene metalliche che persino l’ex Segretario della Homeland Security Jeh Johnson ammise essere “gabbie” (cages)? [Washington Post | NPR].
Silenzio. Nessuna canzone. Nessun discorso commosso.
Il meccanismo è semplice: Trump deporta = mostro fascista, mobilitazione celebrity totale. I Dem deportano = politica migratoria complessa, pragmatismo necessario. E le celebrity, guarda caso, sono quasi tutte Dem, sono la voce del potere “buono”.
Le deportazioni non sono diventate improvvisamente disumane nel 2026. Lo sono sempre state. Ma protestare contro Trump è sicuro, rispettabile, ti fa guadagnare punti progressisti. Protestare contro Obama o Biden significava essere “estremisti”, “non pragmatici”, “fare il gioco della destra”.
Lady Gaga e Springsteen non protestano contro le deportazioni. Protestano contro chi le fa. O forse cercano facile visibilità?
Se domani tornassero i Dem e continuassero esattamente le stesse politiche (come hanno sempre fatto), tornerebbe il silenzio. Perché il problema non è la politica imperiale USA, è chi la gestisce. Non è il sistema di deportazione, occupazione, repressione — è quale fazione lo controlla e lo esercita.
E in Italia? Ci indigniamo per le deportazioni americane mentre sorvoliamo sulle nostre: i CPR, i respingimenti in Libia, gli accordi con la Tunisia. Le politiche le abbiamo delegate — a Frontex, all’UE, ai “partner” nordafricani — così possiamo scandalizzarci per Trump restando con la coscienza pulita.
È come ne “L’uomo nell’alto castello”: non si sceglie tra due fascismi. È lo scontro è tra due fascismi — moderato contro estremista — e chi sta in mezzo viene schiacciato, costretto a parteggiare per il “meno peggio” credendo che questo sia resistenza. Ma qualunque parte prevalga, il sistema resta lo stesso. E i progressisti applaudono, credendo di fare resistenza mentre stanno solo tifando per il loro mostro preferito.
Il problema non è Springsteen o Lady Gaga che protestano. Il problema è quando protestano e quando tacciono.
A pensar male si fa peccato. Ma a pensar bene si resta fregati.
C’è un famoso detto “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Ma a forza di guardare dove ti dicono di guardare — Trump cattivo, Dem buoni — ti ritrovi l’ombrello di Altan, anzi un ombrellone, su per il culo senza aver visto il vero problema.